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“Italiani a Brunico”. Discorso introduttivo / Eröffnungsrede

novembre 20, 2017


Gentili signore e signori, è un grande onore per me essere qui oggi a rappresentare questa associazione. DIVERKSTATT è uno dei principali motivi per cui mi sento intimamente legato a questa città. Diverkstatt è nata poco quasi 3 anni fa da un gruppo di amici. Amici che volevano creare occasioni di incontro. Volevano rendere fruibile la cultura in tutte le sue forme ma soprattutto volevano sviluppare comunità e solidarietà.

L’associazione in questi anni è molto cambiata e si è evoluta e questo soprattutto grazie all’interesse e al sostegno di molte persone. In questi anni abbiamo organizzato proiezioni audiovisive come “la mafia uccide solo d’estate” e “blut muss fliessen” e presentazioni di libri e dibattiti – alcuni aventi come tema la storia locale -altri il fenomeno migratorio oppure l’esclusione sociale. Abbiamo anche tematizzato, in una chiave completamente nuova, il tema Heimat, oggi molto discusso in tutte le salse.

Abbiamo non solo parlato, abbiamo organizzato, abbiamo lavorato duramente mettendoci a disposizione di una comunità. Questa comunità però non ha confini e non ha etichette e l’unica cosa che posso dirvi con certezza è che è una comunità fatta di persone. Persone che sono tutte diverse ma hanno allo stesso tempo bisogni simili.

Dopo tre anni posso dire che non è solo Diverkstatt ad avere cambiato un po’ Brunico ma anche Brunico e la sua gente che hanno cambiato un po’ Diverkstatt.Durante le varie collaborazioni con la Biblioteca Civica, il Comune, il Centro Culturale UFO e molti altri attori siamo cresciuti e abbiamo acquistato consapevolezza della nostra missione culturale.

Oggi siamo qui con voi e per voi, e penso che non siamo solo qui per la presentazione di un libro. Senza nulla togliere al magnifico lavoro di Fabian che tra poco avremo l’onore di sentire. Direi che siamo qui, forse, perché ci sentiamo una comunità, e una comunità è fondata sull’incontro e la solidarietà tra i suoi membri.

Permettetemi una breve considerazione. Siamo nell’anno del signore 2017. Molte cose sono cambiate negli ultimi anni e lo vedete tutti chiaramente. In questi tempi di grandi possibilità – che ci vengono offerte in primis dalla tecnica-emergono però anche tante paure e ansie, collegate spesso, proprio a questi cambiamenti e nuove possibilità. E tra tutte le paure, forse ne spicca una in particolare: la solitudine. Credo che molte persone in questa stanza sappiano esattamente di cosa sto parlando. Questa paura però non abita solo nelle persone anziane, anzi,oggi è molto presente anche tra i giovani che per non sentirsi rifiutati o per essere “parte di”- malgrado abbiano mille modi per esprimersi e comunicare- faticano a volte a trovare una via; una via per essere davvero sè stessi e vivere così, in maniera piena le gioie e i dolori della vita.

L’unico vero antidoto alla solitudine credo sia proprio la comunità.Ovvero il prendersi cura dell’altro, assumersi la responsabilità dell’altro,ascoltarlo, cercare di capirlo, aiutarlo; e qui non ci sono solo italiani e italiane, tedeschi e tedesche etc etc… Ci sono semplicemente le persone che ci stanno intorno, a prescindere dalla lingua, dal sesso, dalla provenienza geografica, dalla religione, dal colore della pelle e persino dal credo politico.

Diverkstatt in fondo è proprio questo: una comunità. Una comunità fatta di persone, con le persone, per le persone. Una comunità di persone che si aiutano a crescere e a prosperare nella propria singolare identità. Identità che però non può e non deve diventare la contemplazione narcisistica di sé stessi, perchè altrimenti diventa tossica.

Anche per questo motivo avrei piacere se questo libro e questo evento fossero uno spunto. Uno spunto per ricominciare a comunicare tra di noi, uno spunto per ricominciare a prendersi cura dell’altro e questo non solo all’interno del nucleo familiare, ma anche sul posto di lavoro e nella vita privata. Ricominciare a comunicare però senza avere preconcetti. Perché, credetemi, tutti abbiamo bisogno di amore e comprensione, proprio tutti. In questo, pur essendo tutti diversi, siamo tutti uguali e tutti egualmente meritevoli.

Tornando a noi devo dire che sono davvero felice. Mi rende felice vedere che cosi tante persone abbiano oggi deciso di condividere il proprio tempo qui assieme ad altri. Concludo dicendo che mi auguro davvero che questo non sia un evento funzionale solo a celebrare il passato, ma un invito a riflettere la complessità del presente per affrontare insieme le sfide che ci pone il futuro. Un futuro per questa città, che sogno essere sorretta da un’idea. Un’idea di comunità, che non abbia paura della diversità ma che riesca a trovare in essa la forza per reinventarsi sempre, e mantenere così intatta la propria bellezza.

Noi siamo qui per questo e spero anche voi.

Il Presidente dell’associazione
Matteo Da Col