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Social Dis-Integration

dicembre 26, 2016

Quando un popolo perde il senso della comunità, vengono meno i meccanismi tradizionali che assicurano l’integrazione e la coesione. In assenza di un progetto comune i singoli si isolano smarriti, non sapendo più come agire nei confronti degli altri, insicuri della propria identità. Una generazione non è più in grado di trasmettere all’altra le pratiche e le abitudini che tengono insieme un popolo e la sua cultura; la società perde le sue tradizioni e disperde il proprio patrimonio; nei singoli viene meno il senso di appartenenza.

2016. Anno bisesto, anno funesto.

L’anno 2016 è risultato a tratti un anno drammatico e pieno di eventi che hanno sconvolto intere comunità e moltissimi cittadini e cittadine in tutta Europa. Il bombardamento di informazioni su un mondo pieno di guerre e povertà producono uno stato di ansia e insicurezza in moltissime persone che non riescono a farsi un’opinione strutturata di quello che sta succedendo nel mondo. Inoltre le bufale e la propaganda ci raggiungono quotidianamente colpendo le nostre emozioni e by-passano la nostra ragione e il nostro buon senso. Una diretta conseguenza degli eventi che viviamo (virtualmente e concretamente), è che veniamo spinti e ci spingiamo sempre più in una dimensione individualistica fatta di consumo e cura della sfera privata. Questi fattori fanno percepire la realtà e i relativi problemi così grandi e insormontabili che percepiamo un senso di impotenza verso ciò che succede nel mondo. Tendiamo così a non impegnarci nemmeno un po’ a provare a fare la nostra parte perché riteniamo sia inutile e sostanzialmente solo uno spreco di tempo.

Le conseguenze sulle persone.

Tutto questo ha però a volte delle conseguenze nefaste per la nostra vita, quella dei nostri cari, dei nostri conoscenti ed in generale per la nostra comunità e per la nostra società. Vediamo chiaramente le situazioni in cui le persone si sentono sole, anche quando “partecipano”, perché i rapporti interpersonali sono svuotati o hanno perso la rilevanza che avevano facendoci sentire inadatti, impotenti, impauriti e soprattutto frustrati. Insieme all’allontanamento dei giovani e dei meno giovani dalle più comuni forme di responsabilità, che sono alla base di una comunità e del suo senso civico, si registra un incremento delle manifestazioni di odio e intolleranza (sia essa razziale, sessuale, religiosa o etnica) sui social media e piattaforme affini. Aizzatori professionali e produttori seriali di bugie sfruttano questo terreno per dirottare il senso di insoddisfazione verso facili bersagli ma al contempo non forniscono nessuna prospettiva, nessuna soluzione e nemmeno una spiegazione funzionale a vivere meglio.

Troppo pessimisti? Niente affatto.

Il pessimismo dell’intelligenza deve avere come complemento un ottimismo della volontà. Capire i limiti della propria influenza sulle cose è importante esattamente quanto la volontà di volere esercitare la propria influenza sul mondo per renderlo, anche se solo in parte, migliore. Dopo il grande shock e l’onda lunga di propaganda etnopopulista del “prima noi” è di fondamentale importanza rimettersi in gioco e impegnarsi di nuovo quotidianamente per ri-costruire un senso di comunità, di responsabilità e di libertà all’interno della nostra società. Questa operazione è un atto collettivo di solidarietà e passa tra le mani, gli occhi, il pensiero e le azioni di moltissime persone. Ci sono azioni semplici come salutare le persone anziane quando si incrocia il loro sguardo, ascoltare davvero la persona a cui si è appena rivolta una domanda oppure la decisione di fare volontariato e organizzare un evento.

Riprendiamoci le relazioni umane.

Per elaborare una prospettiva di futuro sulla quale investire ancora i nostri sforzi, i nostri sogni e le nostre speranze è prima necessario comprendere che tutto, o quasi, passa per le relazioni sociali che si hanno nel quotidiano. Visto che le persone hanno sempre meno strumenti per relazionarsi autenticamente tra loro, soprattutto al di fuori dei meccanismi consumistici, si crea una mancanza di fondamenti comuni capaci di garantire il rispetto, la sicurezza, la fiducia e la speranza. Come effetto contrario si alimentano quindi l’insicurezza, l’aggressività, il disorientamento e la paura. Se vogliamo tornare ad essere liberi interpreti della nostra vita, dobbiamo di nuovo assumerci le nostre responsabilità quotidiane nei confronti delle persone che incontriamo perché libertà e responsabilità sono intimamente legate e ci offrono la possibilità di essere davvero più felici, insieme.

 

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Socialtrip – Kalabrien: Campi della Legalitá

luglio 28, 2016

Die Campi della Legalitá sind ein Kulturprojekt mit dem Ziel, jungen Menschen die Thematiken Mafia und ziviles Engagement näher zu bringen. Dazu fahren wir nach Pentedattilo in der Provinz Reggio Calabria und werden einer Sozialgenossenschaft bei der Bewirtschaftung der Felder helfen, die der Staat aufgrund organisierter Kriminalität enteignet und der Sozialgenossenschaft zur Verwaltung im Sinne des Allgemeinwohls überlassen hat.

Das Projekt dauert eine Woche, wobei jeden Vormittag auf den Feldern gearbeitet wird und der Nachmittag verschiedenen Tätigkeiten Rund um Mafia und Antimafia gewidmet ist. Wir werden die Möglichkeit haben, Zeitzeugen und Familienangehörige von Opfern der ‘ndrangheta, Sicherheitskräfte, Beamte, Journalisten, Aktivisten und andere Personen zu treffen, die sich dazu entschlossen haben, Nein zur Mafia zu sagen und bereit sind, ihre Erfahrungen des alltäglichen Widerstandes mit uns zu teilen.

Die Campi della Legalitá lassen uns teilhaben an einem Kalabrien, das sich widersetzt und sich nicht der Mafia und Kriminalität beugt. Dadurch ermöglichen sie eine einzigartige Lebenserfahrung.

Organisiert wird das Projekt gemeinsam mit dem Jugenddienst Dekanat Bruneck, Arci Reggio Calabria und der Associazione proPentedatilo.