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Heimat

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Heimat Revolutions

Mai 14, 2018

Due anni fa abbiamo iniziato un percorso che ci ha portato ad indagare il concetto di HEIMAT nelle sue varie accezioni e usi. Ammirandone la pluralità espressiva senza eliminare la criticità del suo uso in molti contesti reazionari abbiamo compreso che era necessario mettere in discussione la Deutungshoheit (monopolio della definizione) che alcune organizzazioni avevano su questo Begriff. La nostra idea – uscita dai due incontri che abbiamo fatto sul tema – è che ognuno deve poter definire cosa sia e cosa significhi HEIMAT per lui/lei. Deve essere anche possibile dire che non si vuole avere niente a che fare con questo termine e che lo si ripudia. Una cosa che bisogna fare è capire cosa provano le persone intorno a noi e che cosa è per loro HEIMAT.

In Sudtirolo quando si parla di HEIMAT si parla di società, di politica, di religione, di lingua e di molto altro ancora. Proprio per questo motivo abbiamo deciso di potenziare il format HEIMAT rendendolo – rispetto alle prime due puntate – più variegato grazie all’estensione ad altri luoghi e ad altri temi. È importante discutere e confrontarsi sui temi che riguardano il nostro territorio, perché è proprio il modo in cui ne parliamo che determina il nostro rapporto con esso. La cura delle parole e del discorso rappresenta quindi solo un primo passo verso una cittadinanza consapevole e impegnata.

Si tratta di Revolutions perché nell’anno del centenario c’è molto lavoro da fare e una sola non poteva bastare e non basterà nemmeno in futuro. L’idea è quella di aprire laboratori permanenti sul e nel contesto locale, fare comunità e rendere le persone più emancipate nella formazione delle proprie opinioni. Questo forse non succederà subito, ma noi c’eravamo ieri, ci siamo oggi e molto probabilmente ci saremo anche domani.  Ci saremo innanzitutto per dimostrare che HEIMAT fa rima con pluralità e con solidarietà. Perché chiunque si impegna e si assume delle responsabilità deve avere la libertà di potersi sentire a casa, ovunque essa sia.

* scaricare il flyer
* sito web dedicato https://heimat2018.wordpress.com

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Heimat Reloaded

Mai 25, 2017

L´epoca in cui viviamo è contraddistinta da un fattore centrale: la precarietà. Quando parliamo di precarietà non intendiamo però solo le prospettive socioeconomiche o lavorative bensì anche il mondo degli affetti, il mondo sociale complesso che ci sta intorno. Questi mondi sono in continua mutazione e spesso per questo abbiamo la tendenza a rinchiuderci nelle nostre certezze. Siano esse la comprensione familiare (quando c’è perché anche le famiglie di oggi sono assai più precarie di quelle di una volta), il nostro gruppo di amici o comunque nella nostra sfera privata. Forse proprio per questa tendenza il termine Heimat ha incontrato così tanta fortuna negli ultimi anni, fino a diventare addirittura un concetto Pop (Immagine 1).

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Immagine 1 https://de.dawanda.com/product/59084063-gps-oder-navi-tasche-heimat

Oltre alla concezione Pop esistono però utilizzi discorsivi e retorici di Heimat che sono molto più pericolosi. Durante le ultime elezioni per il Bundespräsident, che si sono dovute ripetere a causa delle irregolarità nello spoglio, il termine era onnipresente. Non solo il candidato dell’ultradestra Norbert Hofer ma anche il candidato verde/indipendente Van der Bellen ne hanno fatto un largo uso durante la campagna elettorale durata quasi un intero anno. Alla fine ha vinto la Heimat di Van der Bellen grazie anche alla partecipazione di molti sindaci conservatori (ÖVP) di tutta l´Austria.

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Immagine 2: Conferenza stampa conclusiva FPÖ

Nel primo caso si trattava di una Heimat che coincideva col concetto di Nazione, basata sull´ appartenenza etnica al popolo tedesco (deutsches Volk). Norbert Hofer infatti, pur presentandosi come candidato anti-establishment, è membro non solo dell’elitario Ritterorden ma anche della Corporazione Studentesca Marko-Germania che nei propri statuti definisce la nazione austriaca una finzione: “Konsequenterweise „lehnt die Burschenschaft die geschichtswidrige Fiktion einer ,österreichischen Nation‘ ab“, die „seit 1945 in den Gehirnen der Österreicher festgepflanzt“ worden sei.” Senza dilungarsi troppo si capisce il collegamento forte tra Volk – Heimat – Nation. La Heimat è qui un qualcosa di immaginario e reale allo stesso tempo a cui si può appartenere solo attraverso la propria discendenza. A prima vista una Heimat che fa dell’esclusione e dell’esclusivo la propria ragion d’essere senza lasciare spazio a critiche o integrazioni.

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Immagine 3: https://www.vanderbellen.at

 La Heimat di Van der Bellen invece è localizzata (Immagine 3) e si trova in primis nel Kaunertal (Tirolo). Una concezione più simile a quella dell’immaginario collettivo. Van der Bellen però la sua Heimat non l’ha acquisita per discendenza o diritto ancestrale ma gli è stata donata. L’attuale Presidente della Repubblica d’Austria è infatti nato a Vienna da genitori rifugiati e si è trasferito solo successivamente in Tirolo, dove poi è cresciuto. Per lui la Heimat, come affermato convintamente durante un’intervista, “è qualcosa che si può togliere o che si può donare, a me in quanto rifugiato è stata donata”. („Heimat kann man jemandem nehmen, man kann sie aber auch schenken“, sagt Van der Bellen auf der Bühne. „Mir als Flüchtlingskind hat man Heimat geschenkt.“). In un periodo caratterizzato da fenomeni migratori importanti, con milioni di persone che lasciano la propria terra, l´affermazione del candidato verde era ed è un segno di speranza per una società come la nostra piegata su sé stessa e spesso incapace di guardare al di fuori del proprio orticello.

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Immagine 4: http://it.paperblog.com/

A livello medico la Heimat e i sentimenti a lei connessi vengono descritti come una molteplicità di Engrammi, ovvero tracce della nostra esperienza che rimangono impresse nel nostro sistema nervoso. Più è positivo il ricordo di qualcosa, più questo “ci rimane dentro” e si àncora alle nostre connessioni sinaptiche. Si può trattare del profumo della crostata che nostra nonna ci preparava quando eravamo bambini, della melodia connessa ad un intimo ricordo familiare oppure del luogo a noi particolarmente caro. La ragnatela che viene tessuta da questi engrammi determina quello che noi chiamiamo Heimat. (cfr. “Was ist eigentlich Heimat?” Renate Zöller).

Risulta chiaro a tutt* che questa “ragnatela” è un qualcosa di molto personale, ma non bisogna dimenticare il ruolo chiave che in tutto questo gioca la memoria. Infatti nei malati di Alzheimer questo sentimento di appartenenza svanisce, e lo sa bene chi ha avuto un parente o un conoscente che soffre di questa malattia. E qui entriamo nel terreno collettivo, perché la memoria non è solo uno sforzo individuale di ricordare ma è anche un esercizio comunitario di mantenere la memoria, ovvero le storie, i fatti e gli insegnamenti di chi è stato qui prima di noi. Inoltre non potremmo essere ciò che siamo se non avessimo memoria, perché esiste memoria senza pensiero (es. una chiavetta USB), ma non esiste mai pensiero senza memoria.

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Immagine 5: Vista dal castello di Duino in provincia di Trieste.

Essendo la Heimat quindi un esercizio non solo individuale ma anche collettivo ci si rende ben presto conto di una cosa importantissima: la pluralità.  E la pluralità, come nel caso della biodiversità naturale, rappresenta la comunione tra la bellezza e l’equilibrio dinamico. Viviamo però in tempi in cui vari personaggi, che a volte rasentano l’inumano, ci vogliono convincere che “era meglio prima” e che “senza immigrati si starebbe tutti meglio”. Per loro la pluralità è un nemico, qualcosa che si deve combattere perché vista come portatrice di caos e instabilità. La pluralità e, di conseguenza, il pluralismo, sono invece dimensioni essenziali della vita delle società e dei sistemi democratici. Pluralità però non vuol dire che ognuno pensa e fa quel che vuole bensì che esistono differenze di visioni, di credo e di opinioni che si confrontano rispettandosi e arricchendosi a vicenda. Attraverso questo processo, se non viene meno il rispetto, la comunicazione e la condivisione, si può generare il valore sociale delle nostre comunità e che, guardate bene, è proprio ciò  che ci rende felici e sicuramente ci arricchisce molto di più rispetto ai beni materiali che siamo capaci di accumulare.

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Immagine 6. Giovanni Boccaccio (Fonte sconosciuta)

Esiste poi una dimensione necessaria all’interno della Heimat di cui dovremmo sempre fare tesoro: la partecipazione (Teilhabe). Per “sentirsi a casa” o daheim sein è importantissimo poter partecipare alla vita pubblica, alle discussioni, alla produzione simbolica e ai momenti di convivialità senza sentirsi esclusi, e soprattutto, senza escludere. In un certo senso la Heimat è cittadinanza, e lo è a prescindere dalla lingua parlata, dal colore della pelle o dalla religione di ognuno. Questo momento di partecipazione collettiva, conservando la propria diversità, è l’ingrediente essenziale delle società aperte e tolleranti.

Ricapitolando possiamo quindi affermare che Heimat è composta dalla nostra percezione, quella degli altri e quella di noi tutt*. In questo senso siamo tutt* responsabili e, in momenti di grande confusione come quello attuale, forse è il caso di discuterne tutt* insieme, magari anche dicendo cose sbagliate e facendo degli errori ma senza dover rimpiangere il fatto di non averci almeno provato, di non aver almeno partecipato.

Facciamolo insieme il 31 maggio al Centro giovanile e culturale UFO di Brunico (ore 20). Sarebbe per noi bellissimo potersi confrontare insieme nella pluralità che è caratteristica distintiva della nostra comunità. Non mancate!

Ecco il link dell´evento: https://www.facebook.com/events/1425575954151924